La decisione di spostare parte dell’infrastruttura IT nel cloud arriva spesso in un momento preciso della vita aziendale, nella stragrande maggioranza dei casi quando un server deve essere sostituito oppure lo spazio disponibile inizia a essere insufficiente. A quel punto, però, trasferire semplicemente ciò che si trova sui sistemi locali difficilmente porta ai risultati migliori.
Una migrazione cloud aziendale richiede prima di tutto una conoscenza precisa dell’infrastruttura esistente. Server, database e applicazioni possono infatti dipendere gli uni dagli altri, perciò intervenire su un singolo componente senza considerare queste relazioni può creare problemi di accesso oppure interrompere alcuni processi di lavoro.
Ma allora come migrare al cloud aziendale nel modo corretto? Vediamo come affrontare il progetto passo dopo passo.
Indice dei contenuti
- 1 Migrazione al cloud aziendale: da dove iniziare e come pianificare il passaggio
- 2 Come migrare a un cloud aziendale: tutti i passaggi da seguire
- 2.1 Definire obiettivi, priorità e strategia di migrazione
- 2.2 Progettare l’architettura cloud più adatta all’azienda
- 2.3 Scegliere quali dati, applicazioni e servizi spostare nel cloud
- 2.4 Preparare l’ambiente, eseguire un test e pianificare il rollback
- 2.5 Eseguire la migrazione e verificare il corretto funzionamento dei sistemi
- 2.6 Monitorare sicurezza, prestazioni e costi dopo il passaggio
- 3 Quanto tempo serve e quanto costa migrare una PMI al cloud?
- 4 Rischi ed errori da evitare durante una migrazione cloud
- 5 Perché affidarsi a Info-Bit per migrare una PMI al cloud
Migrazione al cloud aziendale: da dove iniziare e come pianificare il passaggio
La prima fase di una migrazione dell’infrastruttura aziendale nel cloud è l’assessment, cioè un’analisi dell’ambiente IT attualmente utilizzato. Questa attività serve a ricostruire ciò che è presente in azienda e a capire quali sistemi possono essere migrati senza modifiche sostanziali e quali, invece, richiedono un intervento più approfondito.
L’analisi dovrebbe partire da un inventario dei server fisici e virtuali, dello spazio di archiviazione utilizzato e dei software che supportano le attività aziendali. A ciò si aggiunge la verifica dei dati trattati, soprattutto nel caso in cui siano presenti informazioni soggette a particolari requisiti di sicurezza o conservazione.
Una parte particolarmente importante dell’assessment per la migrazione cloud riguarda le dipendenze tra i sistemi. Ma cosa si intende per dipendenze? Facciamo un esempio concreto in modo da chiarire il concetto. Un gestionale, per esempio, potrebbe utilizzare un database installato su un altro server oppure dipendere da Active Directory per autenticare gli utenti. Migrare uno dei due componenti senza aver ricostruito prima questa relazione potrebbe rendere l’applicazione temporaneamente inutilizzabile.
L’assessment permette inoltre di capire quali sistemi abbia senso mantenere. Alcuni server possono ospitare applicazioni ormai poco utilizzate oppure servizi duplicati nel tempo. Portarli nel cloud senza una verifica preventiva significherebbe continuare a sostenere un costo per risorse che potrebbero essere eliminate.
Anche l’aspetto economico va valutato sulla base dell’infrastruttura. Il passaggio da investimenti periodici in hardware a costi ricorrenti legati alle risorse utilizzate è infatti uno degli elementi da considerare per capire perché scegliere il cloud server. Questo modello può rendere l’infrastruttura più flessibile, ma richiede un dimensionamento corretto: un server cloud configurato con capacità molto superiori a quelle necessarie genera comunque una spesa inutile.
Come migrare a un cloud aziendale: tutti i passaggi da seguire
Dopo aver ricostruito l’ambiente esistente, è possibile definire il percorso di migrazione. Non tutte le applicazioni devono necessariamente seguire la stessa strada: alcune possono essere trasferite quasi senza modifiche, altre possono essere sostituite da servizi cloud già disponibili.
Definire obiettivi, priorità e strategia di migrazione
Prima di spostare qualsiasi sistema è necessario stabilire cosa dovrebbe migliorare dopo la migrazione. L’esigenza potrebbe essere ridurre la dipendenza dai server fisici presenti in sede oppure rendere più semplice l’accesso alle applicazioni da sedi diverse. In altri casi il progetto nasce dalla necessità di aumentare la capacità disponibile senza acquistare nuovo hardware.
Questi obiettivi aiutano anche a scegliere la strategia da applicare ai diversi carichi di lavoro. Nel cloud migration si utilizza spesso il cosiddetto framework delle 6R, che riassume le principali possibilità.
| Strategia | In cosa consiste |
|---|---|
| Rehost | Il sistema viene trasferito nel cloud con modifiche ridotte, secondo l’approccio spesso chiamato lift-and-shift. |
| Replatform | L’applicazione viene migrata introducendo alcune ottimizzazioni, senza riprogettarla completamente. |
| Repurchase | Il software esistente viene sostituito da una soluzione SaaS, come può avvenire passando da un server di posta locale a Microsoft 365. |
| Refactor | L’applicazione viene riprogettata per sfruttare in modo più completo le caratteristiche dell’ambiente cloud. |
| Retain | Il sistema resta temporaneamente nell’infrastruttura locale perché non è ancora opportuno migrarlo. |
| Retire | Un servizio ormai inutilizzato viene dismesso anziché essere trasferito. |
La scelta può cambiare anche all’interno della stessa azienda. Un file server potrebbe essere sostituito da un servizio cloud, mentre un’applicazione legacy potrebbe restare in sede fino al momento in cui sarà possibile aggiornarla.
È proprio questa selezione a evitare uno degli errori più frequenti: trasferire nel cloud l’infrastruttura esistente senza verificarne prima l’efficienza.
Progettare l’architettura cloud più adatta all’azienda
Una volta stabilito cosa migrare bisogna capire dove collocarlo. Il progetto può prevedere un ambiente pubblico, privato oppure una configurazione ibrida nella quale parte dei sistemi rimane nell’infrastruttura aziendale.
Per molte PMI il cloud ibrido rappresenta una soluzione pratica perché permette di effettuare il passaggio gradualmente. Un software gestionale potrebbe essere trasferito nel cloud, per esempio, lasciando temporaneamente in sede una macchina collegata alla produzione o un’applicazione legacy che richiede una configurazione particolare.
Anche la connettività deve essere considerata durante questa fase. Se un’applicazione viene eseguita nel cloud ma deve scambiare continuamente informazioni con sistemi presenti in azienda, la qualità del collegamento influisce direttamente sui tempi di risposta percepiti dagli utenti.
Una VPN site-to-site può essere sufficiente per molti scenari. Per servizi particolarmente critici possono invece essere valutate connessioni private dedicate, progettate per offrire una maggiore stabilità del collegamento tra infrastruttura locale e data center.
La progettazione del cloud aziendale deve quindi tenere conto anche del modo in cui le persone utilizzano concretamente software e dati durante la giornata lavorativa.
Scegliere quali dati, applicazioni e servizi spostare nel cloud
Definita l’architettura, si può stabilire l’ordine della migrazione. Non esiste una sequenza valida per qualsiasi azienda, perché la priorità dipende dalle relazioni tra i sistemi e dall’impatto che ogni servizio ha sull’operatività.
Posta elettronica e archivi documentali, per esempio, possono essere relativamente indipendenti dall’infrastruttura centrale. La migrazione di un gestionale collegato a un database SQL richiede invece una verifica più attenta dei dati e dei servizi collegati allo stesso database.
Ma come decidere allora quali dati migrare prima nel cloud? Inizialmente bisogna individuare i workload meno complessi e utilizzarli anche per verificare le procedure definite durante l’assessment. I sistemi più critici potranno essere trasferiti successivamente, una volta consolidato il processo.
Questa impostazione permette inoltre di distribuire il progetto su più fasi, anziché concentrare l’intera migrazione in un unico intervento.
Preparare l’ambiente, eseguire un test e pianificare il rollback
Prima del trasferimento definitivo è necessario configurare l’ambiente di destinazione. Vanno preparate le risorse cloud, definite le autorizzazioni degli utenti e verificati i collegamenti con i sistemi che rimarranno eventualmente in sede.
A questo punto è utile eseguire una migrazione pilota su un insieme circoscritto di dati oppure su un servizio poco critico. Il test permette di controllare i tempi necessari per il trasferimento e di verificare se gli utenti riescono ad accedere correttamente alle nuove risorse.
La stessa fase deve prevedere anche un piano di rollback. Con questo termine si indica la procedura da utilizzare per tornare temporaneamente alla configurazione precedente se il passaggio presenta un problema che non può essere risolto nei tempi previsti.
Eseguire la migrazione e verificare il corretto funzionamento dei sistemi
Terminati i test si può procedere con il trasferimento dei dati e con il cutover, cioè il momento in cui il servizio viene effettivamente spostato sul nuovo ambiente.
Per limitare l’impatto sull’operatività, una parte dei dati può essere copiata in anticipo e successivamente sincronizzata poco prima del passaggio definitivo. Le attività che richiedono un’interruzione temporanea vengono invece programmate nei momenti in cui il numero di utenti collegati è ridotto.
Il lavoro non termina con il completamento della copia. Bisogna controllare che i dati siano integri e che le applicazioni riescano ancora a comunicare correttamente tra loro. Anche autenticazione degli utenti e permessi di accesso devono essere verificati prima di considerare conclusa la migrazione.
Monitorare sicurezza, prestazioni e costi dopo il passaggio
Una migrazione cloud aziendale può essere tecnicamente riuscita anche se l’ambiente creato non è ancora ottimizzato. Per questo motivo, nelle settimane successive è necessario osservare il comportamento dei sistemi.
CPU, memoria e spazio di archiviazione possono essere confrontati con il consumo effettivo per capire se le risorse assegnate sono adeguate. Questa attività viene definita right-sizing e permette di eliminare parte del sovradimensionamento che spesso deriva dalla precedente infrastruttura on-premise.
È importante analizzare anche i costi generati dal traffico e dai servizi utilizzati. Nel cloud alcune operazioni, come il trasferimento di grandi quantità di dati verso l’esterno, possono produrre costi aggiuntivi. Conoscerli consente di impostare meglio l’architettura e mantenere sotto controllo la spesa nel tempo.
Il monitoraggio riguarda infine il comportamento degli utenti. Cambiare la posizione di file o applicazioni può modificare alcuni flussi di lavoro, perciò eventuali difficoltà di accesso vanno individuate rapidamente e corrette.
Quanto tempo serve e quanto costa migrare una PMI al cloud?
Tempi e costi dipendono soprattutto dalla complessità dell’ambiente di partenza. Spostare la posta elettronica e un archivio documentale non richiede lo stesso lavoro necessario per migrare diversi server collegati a database o applicazioni sviluppate specificamente per l’azienda.
Una PMI con pochi workload relativamente indipendenti può quindi completare il progetto in tempi contenuti. Se l’infrastruttura presenta molte dipendenze oppure deve essere mantenuto un ambiente ibrido, serviranno più fasi di test prima di trasferire i servizi maggiormente critici.
Anche il costo della migrazione cloud deve essere separato dal canone successivo. Il primo comprende attività come assessment, configurazione dell’ambiente e trasferimento dei sistemi. Dopo il passaggio rimangono invece i costi ricorrenti delle risorse cloud e degli eventuali servizi gestiti.
Per questo motivo non è facile quantificare correttamente il costo della migrazione del server aziendale.
Rischi ed errori da evitare durante una migrazione cloud
Gran parte dei problemi che possono emergere durante una migrazione deriva da decisioni prese prima del trasferimento. Una mappatura incompleta oppure una configurazione progettata sulla base delle sole caratteristiche dei vecchi server può creare difficoltà anche se la copia dei dati avviene correttamente.
Evitare interruzioni operative e problemi di accesso ai dati
Uno dei rischi principali riguarda le dipendenze che non sono state individuate durante l’assessment. Un’applicazione apparentemente autonoma potrebbe richiamare un database locale oppure utilizzare un servizio di autenticazione presente su un’altra macchina.
Abbiamo visto che per ridurre questi problemi si può eseguire una migrazione per gruppi di sistemi correlati e prevedere un rollback per recuperare rapidamente la configurazione precedente, in caso di criticità.
Bisogna poi considerare i sistemi destinati a rimanere temporaneamente on-premise. La loro presenza richiede che continui la normale manutenzione dei server aziendali, perché una migrazione parziale non elimina le esigenze di gestione dell’infrastruttura locale.
Garantire sicurezza e protezione delle informazioni aziendali
Spostare dati e applicazioni su un’infrastruttura cloud non rende automaticamente sicuro l’ambiente. Il provider protegge la propria infrastruttura, ma l’azienda deve configurare correttamente utenti e servizi che utilizza.
Per questo è necessario definire chi può accedere alle diverse risorse e applicare sistemi di autenticazione adeguati. L’autenticazione multifattore, per esempio, aggiunge una verifica ulteriore rispetto alla sola password e riduce il rischio che credenziali compromesse permettano l’accesso ai sistemi.
Anche backup e disaster recovery devono essere progettati in base ai dati presenti nel nuovo ambiente. Aspetti che assumono ulteriore importanza per le aziende soggette a requisiti come GDPR o NIS2.
Perché affidarsi a Info-Bit per migrare una PMI al cloud
Come abbiamo spiegato nei paragrafi precedenti, prima di scegliere piattaforme e risorse bisogna capire quali applicazioni sono indispensabili, ma anche come comunicano tra loro.
Info-Bit affianca le PMI nella progettazione e nella migrazione degli ambienti cloud, partendo dall’assessment dell’infrastruttura esistente. In questo modo è possibile definire quali servizi spostare e predisporre un percorso graduale che tenga conto anche degli eventuali sistemi destinati a restare in sede.
L’attività prosegue dopo il trasferimento con il controllo dell’ambiente e delle risorse utilizzate, così da verificare che l’architettura continui a essere adeguata alle esigenze dell’azienda. La migrazione diventa così un progetto pianificato, nel quale ogni passaggio viene verificato prima di procedere con quello successivo.
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